IL FASCINO DELL’ARTE E IL MERCATO DELLA BELLEZZA
Interessante la relazione di Lorenzo Zeppa, che ha svelato scenari per lo più sconosciuti del mercato dell’arte contemporanea.
Lorenzo Zeppa (Genova 1988), forte di una formazione classica e di una laurea in Conservazione dei beni Culturali e di un’esperienza internazionale , ha fondato nel 2016 la Mimesis Art, un’agenzia che offre servizi di ricerca o vendita di opere d’arte di ogni epoca per conto di privati e aziende, che si affacciano al mercato dell’arte sia con intento collezionistico sia di investimento. “Non sono uno storico né un critico d’arte – dice di sé – per molti anni professionalmente ho fatto altro, ma ho poi trovato stimoli nel mercato inglese, dove il mestiere di intermediatore d’arte è molto sviluppato”. Si tratta sicuramente di una professione affascinante perché tratta, compra e vende bellezza. Oggi però l’arte non è solo questo, ma è un ascensore sociale, uno status symbol, che muove un mercato del valore di 64 miliardi di dollari/anno e cresce annualmente del 12 % . Un esempio illuminante: l’ultimo Leonardo vale 450 milioni di dollari? Li vale perché il museo di Dubai aveva bisogno di ‘un’altra Gioconda’, di un’opera che fosse la più costosa al mondo per affermarsi come nuova fondazione culturale. E’ una valutazione indotta. A partire dal 2000 il mercato dell’arte ha avuto un aumento del 291%: a differenza delle azioni, si tratta di una forma di investimento tangibile: “Un Picasso – dice Zeppa – si può tenere in salotto, non si deprezza e se lo rubano è coperto dalla assicurazione”. Anche in Italia parte dei patrimoni si stanno spostando verso il mercato dell’arte, ma si tratta di un mercato con meccanismi particolari, non lineari e anche pericolosi, se non si conoscono. Zeppa ha chiarito – cosa ignota ai più – come il valore di un quadro sia determinato da una formula matematica: (base +altezza) X coefficiente. Il coefficiente di un quadro, quello che sostanzialmente ne determina il valore, viene fissato dalle gallerie, dalle aste e dalle esposizioni più importanti. Le valutazioni dei quadri sono riportate da due portali, Art Price e Art Value, ma non esiste un sistema riconosciuto in grado di dare un valore trasparente. Anche le aste sono complici di questo sistema affinché i valori vengano registrati a piacimento dei collezionisti. È un mondo molto duttile, dove si può velocemente capitalizzare il proprio investimento, ma bisogna affidarsi a professionisti. E l’artista che c’entra in tutto questo? Molti artisti conoscono questi sistemi e se ne avvantaggiano, ma non è semplice. In Italia esiste una sorta di diritto d’autore in base al quale il 4% della transazione dell’asta va alla SIAE. Ma la maggior parte delle transazioni avviene tra privati e non è tracciabile. L’artista, che pure è al centro di tutto, in realtà oggi non ha molto spazio . A parte le piccole mostre indipendenti nel mondo dell’arte tutto si paga, la Biennale è a pagamento, spesso sono i collezionisti che pagano per far salire il coefficiente delle proprie opere. In qualche modo il mercato viene diretto e condizionato, indipendentemente dal ‘valore’ dell’artista. Nella consapevolezza di questa stortura Lorenzo Zeppa insieme a Claudio Mogliotti ha recentemente dato vita alla Tavola di Migliandolo, con l’intento di creare un sistema non in contrasto con quello sopra descritto, che deve sopravvivere, ma di dare etica al mercato riconoscendo all’artista il giusto guadagno. “Scopo della Tavola è ridare spazio, lustro e posizione sociale all’artista affinché possa dare attraverso l’arte il suo contributo alla società, superando il puro mercato che così com’è fa perdere piacere ed emozione”.


