RICCARDO ROSSOTTO AL ROTARY: “8 SETTEMBRE 1943 ARMISTIZIO GIUSTO MA RAGGIUNTO CON VERGOGNA”
ASTI – Riccardo Rossotto, avvocato torinese esperto in diritto industriale e commerciale, giornalista pubblicista e scrittore di libri a carattere storico, è stato ospite martedì – al ristorante Ca’ Vittoria di Tigliole – della serata conviviale del Rotary Club Asti, dove ha tenuto un’approfondita e interessante conferenza su “L’Affair 8 settembre”.
Il riferimento è ovviamente all’8 settembre 1943, giorno in cui, durante la Seconda Guerra Mondiale, entrò in vigore l’armistizio siglato cinque giorni prima con gli Alleati e l’Italia uscí dal cosiddetto “Patto d’acciaio” siglato con la Germania nazista e il Giappone.
Rossotto – che sull’argomento ha anche scritto un volume – ha trattato molti aspetti poco noti di quei fatidici giorni: “il fine era giusto – ha detto – giungere cioè alla pace dopo la caduta del regime fascista, che aveva voluto l’alleanza con Hitler; ma il modo in cui fu perseguito è stato a dir poco vergognoso”.
L’oratore ha evidenziato come nell’agosto 1943 il nostro Paese riuscì a mandare ben cinque diverse delegazioni, tra loro non coordinate, a trattare a Lisbona con gli emissari americano ed inglesi e come gli accordi armistiziali, o meglio di resa incondizionata, sottoscritti a Cassibile, in Sicilia, il 3 settembre 1943, siano stati firmati da un generale, Giuseppe Castellano, che non conosceva una parola della lingua in cui erano scritti, l’inglese.
A spiegarglieli fu un diplomatico di origine astigiana, Franco Montanari, la cui famiglia paterna era di Moncalvo, Comune confinante con Grazzano, dove era invece nato l’allora capo del governo, il generale Pietro Badoglio.
Fondamentale, dunque, il ruolo di due astigiani in quelle travagliatissime ore che chiusero definitivamente con il “Patto d’acciaio” voluto da Mussolini.
“Badoglio – ha detto Rossotto – era l’unica alta personalità italiana stimata dagli Alleati, fin dai tempi di Vittorio Veneto”; e Montanari godeva della piena fiducia americana, essendosi formato negli Stati Uniti, Paese d’origine della madre.
Il giudizio complessivo di Rossotto sulla gestione di quegli eventi è stato comunque impietoso: “dal pressapochismo nella gestione delle trattative alla fuga del re e del governo a Brindisi, lasciando senza istruzioni l’esercito e senza difese mezza Italia, è stata una vicenda – ha concluso – di cui stiamo ancora pagando il prezzo con le profonde divisioni che tuttora ci lacerano”.
Al termine della serata il presidente del Rotary, Renzo Gai, ha ringraziato l’oratore omaggiandolo con una Magnum di vino astigiano.
Nella foto: Riccardo Rossotto (a sin.) con Renzo Gai.



